Il Fantasma dei Natali passati, dal "Canto di Natale" di Dickens e “Il Presepe popolare napoletano” di De Simone

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NAPOLI - Se siamo a Piazza San Gaetano e gli spiriti di Fiammetta (Fabiana Fazio) e Boccaccio (Mario Di Fonzo) corrono a corteggiarsi come al loro primo incontro, allora siamo nel Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore di Napoli.

Il 27 dicembre 2016 "Il Fantasma dei Natali passati", a cura di NarteA, si è ispirato al "Canto di Natale" di Dickens e a “Il Presepe popolare napoletano” di De Simone. I testi vivi e pregnanti di Febo Quercia, si avvalgono dei costumi di Antonietta Rendina e di intervalli pregni di storia e dell’atmosfera suggestiva del chiostro: “Guai a chi non crede ai fantasmi, soprattutto guai a chi non crede ai propri fantasmi, quelli che abbiamo dentro, quelli che non vogliamo ascoltare, quelli che non volgiamo vedere. Tutto scorre, tutto gira…” 

Sergio Del Prete inverte la clessidra e siamo nelle sale del museo accompagnati da Matteo Borriello, dove tra allegorie medievali e collezioni del settecento, gli occhi del visitatore sono rapiti ad ogni passo.

Tra una meraviglia e l’altra, il nostro fantasma del Natale, dondola fra le ombre per condurci nella meravigliosa Sala Sisto V, in cui Lina Toscano ci presenta, appassionata, la storia della “piccola cappella sistina” affrescata da Luigi Rodriguez.

Lo spirito letteralmente prende la forma di Eleonora Pimentel Fonseca che proprio nelle festività del 1798 fu arrestata con l’accusa di giacobinismo.


Interpretata da Elisabetta Bevilacqua, l’essere immateriale della rivoluzionaria che fu “impiccata come una lazzara” si presenta elegante e convincente, crudele e bella proprio come Napoli.

Ma il tempo, si sa, è circolare e non fa meraviglia seguire Alessia Zorzenon nell’antico foro romano, in cui Antimo Casertano è un panettiere che sembra vivere da sempre nel sottosuolo della Neapolis greco-romana.

Se il pubblico viene dal futuro, lui lo accoglie in modo che il forno, che lui vede acceso, quasi sembra scottare a dispetto del freddo, con verve, racconta come chi governa “banchetta un anno sano tra lussi e terme” mentre a noi non resta che guardare un piccolo fuoco che scoppietta e “chiedere al dio dell’agricoltura di farci bastare l’anno intero e tutto il raccolto”.

Molti gli applausi alle cose fatte con gusto.









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