La cucina di Snoopy. Il torroncino

di Filomena Baratto

Vico Equense - Dalle nostre parti il torrone non è solo una “dolcezza” delle festività natalizie, ma per tante altre occasioni, come per esempio in questo periodo. I defunti, secondo la tradizione e le vecchie credenze, ritornano a noi ogni anno e noi li aspettiamo con cibo dolce per farli rifocillare. Ma c’è anche il torroncino delle coppie, che nel giorno di “Ognissanti” ogni uomo regala alla sua donna, un modo per consolidare l’amore. Le ragazze ricevono il torroncino nelle forme più personalizzate e svariate: a cuore, a torte, a pezzi lunghi. Tutte aspettano questo dolce peccato di gola, almeno una volta all’anno, sopprimendo qualsiasi dieta. Quest’anno ho deciso di prepararmi il torrone da sola, facendo attenzione a non farlo né troppo duro, né troppo molle. Preparare per primo: 300 g di nocciole, 100 di mandorle e 100 di pistacchi. Raccoglierli in un vassoio e passarli nel forno ben caldo per 10 minuti. A parte montare due albumi a neve. Mettere 200g. di zucchero di canna con 50 ml di acqua sul fuoco facendolo bollire, mentre in un altro pentolino mettere 100g. di miele e farlo bollire. Mescolare prima lo zucchero e dopo il miele agli albumi continuando a girare con lo sbattitore. Poi aggiungere le nocciole, le mandorle e i pistacchi appena sfornati e mescolare con un cucchiaio di legno. Grattugiare una scorza di limone e una di arancia, aggiungere 100 g. di cioccolato fondente a pezzi e un bicchierino di rhum fantasia.


Mescolare bene. Prendere un foglio bianco di ostia e coprirci la teglia. Spargere il composto nella teglia e aggiungere sopra il secondo foglio bianco di ostia e passare al forno caldo per un quarto d’ora. Far raffreddare e tagliare a pezzi. Si può sostituire lo zucchero di canna con quello normale. Una volta tagliato il torrone a pezzi a forma di parallelepipedi, i torroncini si possono ricoprire con varie glasse: bianche o a cioccolato o, volendo, anche colorate, formando i classici torroncini. Ma si può mangiare anche così, lasciandolo bianco e intero e all’occorrenza tagliarne i pezzi. Il nome torrone deriva da “Torrazzo”, il campanile della cattedrale di Cremona, usato per la prima volta nel 1441, quando, in occasione del matrimonio di Bianca Maria Visconti con Francesco Sforza, fu creato il primo pezzo di questo dolce per la speciale occasione.

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