POTERE AL POPOLO: INTERVISTA A VIOLA CAROFALO di Maurizio Zaffarano


POTERE AL POPOLO: INTERVISTA A VIOLA CAROFALO di Maurizio Zaffarano




Ciao Viola anzitutto grazie per la tua disponibilità a questa intervista. Prima domanda: chi è Viola Carofalo? In breve puoi descrivere la tua storia personale e politica? Sarai candidata?

La mia storia politica e personale non è molto diversa da quella di tutti i militanti e gli attivisti di Potere al popolo: non ho un lavoro stabile; nello specifico sono ricercatrice precaria in filosofia all'università; ho militato per anni nei collettivi universitari, nelle occupazioni di spazi da dedicare alle attività sociali in città a fianco dei disoccupati, dei lavoratori e degli immigrati, e ho sempre partecipato ai cosiddetti movimenti “antagonisti”, che avevano come scopo quello di costruire e di proporre un’alternativa a quei cambiamenti della società, che si sono avverati negli ultimi vent'anni.
Per quanto riguarda la candidatura: no, non sarò candidata. Abbiamo dovuto scegliere un capo politico perché questa legge elettorale ce lo ha imposto; la scelta è caduta su di me, e ne sono felice; ma proprio per scardinare la logica personalistica delle elezioni politiche, abbiamo ritenuto opportuno che il capo politico non fosse anche candidato.

La Sinistra di Alternativa manca in Parlamento da dieci anni. Al di là degli errori e dei limiti dei dirigenti della Sinistra Radicale e d'ispirazione Comunista non pensi che ciò sia dipeso soprattutto dalla marginalità che nella cultura diffusa, nel senso comune hanno ormai le istanze di Sinistra? Cioè se parli con i giovani, con i precari, con i disoccupati, con i lavoratori poveri – a causa dell'enorme potere di persuasione esercitato dai media - si percepisce che per la maggioranza di loro questo mondo è l'unico mondo possibile, che non esiste altra strada alla competizione di tutti contro tutti, che le disuguaglianze, i super profitti, le super retribuzioni dei manager e delle star dello sport e dello spettacolo è la normalità. Che interessa di più l'ultimo modello di smartphone o di capo firmato che avere politiche egualitarie ed efficaci per il lavoro o la casa o la salute. E che la soluzione ai loro/nostri problemi non è il controllo collettivo e popolare sull'economia ma, di volta in volta, la guerra ai migranti, ai “vecchi” che con i loro privilegi avrebbero compromesso il futuro dei giovani, alle tasse, al debito pubblico, alle inefficienze e agli sprechi delle istituzioni pubbliche.

Se le cosiddette “istanze di sinistra” sono diventate marginali nella cultura di massa, questo è dipeso piuttosto dalle scelte di quella sinistra politica che negli ultimi anni, purtroppo, non ha fatto altro che rincorrere le scadenze elettorali. Io credo che sia necessario fare una distinzione, a proposito di questo argomento: dobbiamo distinguere, infatti, una rappresentazione delle istanze tradizionalmente di sinistra, che non ha trovato spazio nel discorso politico e massmediatico degli ultimi anni, e un sentimento “di sinistra” che invece accomuna molte persone che sono disposte a mettere tempo ed energie a disposizione, per portare avanti pratiche volte a scardinare il razzismo, il classismo, e insomma l’imbarbarimento che chi ci ha governato, negli ultimi anni (di qualsiasi “colore”) hanno cercato di incoraggiare con le loro scelte politiche. Considerato questo presupposto, è tuttavia vero che tra le classi popolari di questo paese si registra un tasso di rassegnazione enorme, che porta molte persone ad accettare le cose per come stanno. Questo senso di rassegnazione, però, si combatte proponendo pratiche diverse: progetti di mutualismo che oltre a risolvere un problema immediato (l’accesso ai servizi sanitari, il doposcuola, la raccolta di vestiti, o la consulenza legale per il diritto al lavoro), “educhi” quante più persone possibile, a rivendicare i diritti, chiederne di nuovi, e organizzarsi per cambiare realmente le cose, secondo quelle che sono le necessità che possono cambiare da territorio a territorio, da situazione a situazione. Potere al popolo ha proprio questo scopo: rafforzare questo tipo di coraggio, che esiste ma che troppo spesso non trova il il giusto spazio per esprimersi.

Potere al Popolo mette al centro della sua azione politica il mutualismo, cioè la realizzazione di pratiche di auto-organizzazione popolare per fare fronte ai bisogni essenziali – reddito/lavoro, salute, istruzione, casa, cultura, ecc. - che le strutture pubbliche, per una deliberata volontà politica subalterna alla voracità del capitale, non hanno più la possibilità di prendere in considerazione. Ed in effetti il mutualismo è stato all'origine della nascita e della diffusione del movimento operaio italiano sin dalla fine dell'Ottocento ed è stata una delle ragioni fondamentali per il successo elettorale di Syriza in Grecia. Nel mutualismo poi c'è la tua storia personale e politica che tu fermamente rivendichi. Parte da qui la possibilità di una rivoluzione culturale e poi dunque politica anche in Italia? Ma come si fa a rendere di massa pratiche che al momento sembrano solo “di nicchia”, limitate a centri sociali che appaiono un mondo estraneo anche a larga parte dei ceti popolari?

In realtà, lo sono già più di quanto noi crediamo. In questi ultimi tre anni di esperienza, attraverso la gestione del centro Ex-OPG Je so’ pazzo, abbiamo visto che esistono molte forze, alcune già attivate, altre da attivare. Ma in generale, non è raro trovare molti esempi di auto organizzazione alle conseguenze generate dalla crisi alla vita dei ceti popolari. I “nostri” sono dappertutto, e cercano di organizzarsi secondo i mezzi che hanno. Si trovano fuori alle fabbriche o ai posti di lavoro, si trovano nelle associazioni di volontariato per i migranti e i senza tetto, nelle lotte ambientali dei territori… se guardiamo a queste situazioni (siano esse più episodiche o più organizzate come ad esempio la lotta dei No TAV) abbiamo la visione di un paese tutt’altro che pacificato, dove i momenti di lotta, anche e soprattutto attraverso progetti di mutualismo, non sono così marginali. Spesso sono disorganizzati, a volte non riescono a entrare in dialogo tra di loro, ma rafforzarli, dare loro voce e contribuire affinché crescano ed entrino in contatto stretto e costante, è uno dei compiti che si è dato l’Ex OPG al livello locale, e Potere al popolo al livello nazionale. Credo che questo sia il modo per rappresentare queste pratiche, allargarle, generalizzarle e renderle sempre più egemoni nella cultura politica di ciascuno di noi. Potere al popolo non è una coalizione, non è nemmeno una semplice lista elettorale; è, in realtà, una vera e propria federazione di lotte, che cercano di organizzarsi al meglio per proporsi all’esterno come un’alternativa credibile e forte all’imbarbarimento di una classe politica che propone solo la guerra tra poveri.

Passo ora alle domande “difficili” e “scomode”, a certe critiche che vengono da Sinistra – almeno a quanto si può leggere sui social - sul profilo politico e sul programma di Potere al Popolo. La prima critica riguarda il fatto che con Potere al Popolo si presenterebbe agli elettori l'ennesima versione di una lista Arcobaleno, debolmente caratterizzata da un punto di vista ideologico, anziché ripartire dall'unità dei comunisti rimettendo insieme tutte le microformazioni tra cui si è disperso il mondo comunista.

Come ho detto nella risposta precedente, Potere al popolo è prima di tutto una federazione di lotte. Se si guarda anche alle nostre candidature, quello che vogliamo rappresentare sono tutte le persone che lottano per un lavoro stabile, per una scuola e una sanità di qualità e aperte a tutti, per il rispetto della dignità delle persone più svantaggiate, per promuovere politiche di accoglienza, per riconsiderare i trattati europei e sottoporli al giudizio del popolo e non di una ristretta cerchia di tecnocrati… questo non è frutto di una scelta ideologica, fatta a tavolino, ma è frutto dell’esperienza di questi ultimi anni. Le lotte e le pratiche sociali sono la spina dorsale di Potere al popolo. Chi ha creduto in questo progetto, si è messo a disposizione, e si è riconosciuto come compagno di strada in un percorso che non parte da oggi e non nasce per le elezioni, è stato e sarà il benvenuto. Non si fanno cartelli elettorali, non dobbiamo tenere dentro qualcuno solo perché nel nome del suo gruppo ha la parola “comunista”. Questo tipo di discorso non ci interessa, proprio perché crediamo che il comunismo sia, permettetemi la citazione, quel “movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti”, e non un poster da appendere in camera. Se alcuni gruppi politici, che hanno fatto parte di precedenti cartelli elettorali come la sinistra arcobaleno, hanno ritenuto opportuno dare una mano al progetto, è perché una volta tanto non hanno potuto fare a meno di ascoltare le spinte dal basso, ovvero la voce di chi ha passato questi anni nelle piazze e nelle strade. Potere al popolo non è la riproposizione di qualcosa di vecchio, ma il tentativo di riportare nel discorso politico parole come lotta, diritti, uguaglianza, antifascismo… e di farlo con tutti i protagonisti che hanno sempre lavorato per affermare questi valori. Mi sembra sia questa la cosa più vicina all’unità dei comunisti di cui molti parlano, pensando di risolvere la cosa in qualche assemblea di direzioni politiche a porte chiuse…

La seconda critica è relativa alla posizione secondo alcuni timida o ambigua di Potere al Popolo riguardo alla questione dell'euro e dell'Unione Europea. Cioè per una parte di quel poco che resta del popolo della Sinistra, lo schierarsi – qui ed ora – per l'uscita dall'euro e dall'Unione Europea è la condizione indispensabile per ridare credibilità ad una prospettiva di Alternativa. Ed in effetti risponde a verità il fatto che dentro i vincoli dell'austerità, dentro l'impossibilità di stampare moneta per finanziare spesa sociale e investimenti produttivi, dentro il divieto di intervento pubblico nell'economia – così come scritto nei trattati europei – non c'è spazio per combattere povertà, sfruttamento, disoccupazione, precarietà, smantellamento dei servizi e dei diritti sociali.

La nostra posizione sull’Unione europea non presenta alcuna timidezza, anzi è calata nella realtà di quelli che sono i rapporti di forza esistenti tra i popoli che compongono l’Europa, e di questa specie di tecnocrazia che difende gli interessi delle banche, degli industriali grandi e piccoli, degli speculatori… di chi insomma da sempre si arricchisce sulle spalle di chi lavora. Questa Europa va ribaltata completamente; dobbiamo rimetterci al centro, e dobbiamo reclamare lo spazio che ci è dovuto. Ribaltare i termini dei trattati, favorire i lavoratori e le persone, non i capitali e le merci… è questo il nucleo della nostra posizione sull’Europa. Un’unione europea che si basa solo sui trattati, per dare ai vecchi stati nazionali strumenti più potenti per portare avanti politiche di austerità, di abbassamento del costo del lavoro, di inasprimento delle disuguaglianze, è un’Unione europea che risponde a interessi che non sono i nostri e che noi rifiutiamo completamente. Quello che dobbiamo fare è, prima di tutto, riprendere il nostro diritto di decidere, su tutto quello che ci riguarda, mettendo in chiaro che i trattati tra gli Stati devono mirare all’amicizia tra i popoli, alla riduzione delle disuguaglianze, ai diritti e alla tutela dei più deboli, all’accoglienza… tutto ciò che non va in questa direzione va abolito e rifiutato.

Un altro aspetto che ha destato non poche perplessità tra gli elettori di Sinistra è la richiesta di abolire l'articolo 41bis, il regime speciale per gli esponenti della criminalità organizzata in carcere, in quanto ciò viene considerato un pericoloso cedimento al potere delle mafie.

Sappiamo benissimo che l’applicazione del regime carcerario che segue l’articolo 41 bis non ha reso meno forte il potere della mafia, che anzi negli ultimi 20 anni sembra essersi rafforzato e ramificato. Inoltre il regime di carcere duro non è stato sempre applicato agli esponenti della criminalità organizzata: ricordiamo gli attivisti No TAV in attesa di giudizio sottoposti al 41bis, ma ricordiamo anche clamorosi casi di errori giudiziari.
Abolire il 41bis non vuol dire fare un regalo ai mafiosi. Per quanto possono immaginarsi misure particolari per evitare che i boss mafiosi costruiscano reti di potere nel carcere o dal carcere, sappiamo che la soluzione è una sola: la mafia si combatte sottraendo alla criminalità il terreno su cui essa prospera. Combattere la realizzazione delle grandi opere, occasione spesso sfruttata per infiltrazioni mafiose, ci sembra (tanto per fare un esempio) un modo più efficace di combattere la criminalità, così come ci sembra un modo efficace, quello di avviare progetti di mutualismo e ristabilire un senso di comunità nei cosiddetti territori o quartieri “a rischio” lottando insieme per guadagnare diritti, invece che intervenire con la repressione e il controllo sociale nei confronti di chi già quotidianamente non riceve altro che porte in faccia. Abolire il 41bis è un passaggio necessario per parlare di riforma carceraria, e per dare un valore riabilitativo e non punitivo alla pena che i detenuti devono scontare. Il 41bis impone isolamento totale, rarissimi contatti umani, impossibilità di distinguere il giorno dalla notte, il divieto di possedere carta, libri, penne… si tratta di un regime che punta all’annullamento dell’essere umano, non alla sua riabilitazione. Come possiamo dire che per qualcuno questa forma di tortura possa essere lecita? Se il carcere deve essere riabilitativo deve esserlo per tutti, non solo per qualcuno.

Parliamo del dopo elezioni. Che succederà per Potere al Popolo dal 5 marzo? Qualunque sia il risultato elettorale proseguirà il processo di costruzione di una Sinistra di Alternativa? Se guardiamo al quadro politico generale lo scenario più probabile ad oggi è quello della formazione di un “governissimo” subalterno alle logiche del capitalismo liberista e dell'Unione Europea con dentro PD, Forza Italia ed anche Liberi e Uguali di D'Alema e Bersani (e ciò probabilmente implicherebbe la deflagrazione di Liberi e Uguali con la fuoriuscita della componente ex SEL-Sinistra Italiana). Se ciò accadesse Potere al Popolo dovrà continuare a lavorare per organizzare e tenere insieme le forze di Sinistra anti-sistema (tra le quali evidentemente non possono essere annoverati i vendoliani) oppure considerare Sinistra Italiana un interlocutore possibile e necessario per la costruzione di una Sinistra di Alternativa? E come pensi si muoverà al riguardo Rifondazione Comunista, la forza politica più importante che partecipa a Potere al Popolo, che ha sempre coltivato negli ultimi anni il tentativo di unirsi elettoralmente a SEL-Sinistra Italiana?

Io penso che il 5 marzo saremo in parlamento. In ogni caso, però, le lotte che Potere al popolo rappresenta saranno sicuramente più forti e avranno uno strumento in più. Questo sarà il risultato più importante. Se si capisce questo, si capisce anche che alleanze non ne faremo, tanto meno con chi, come SEL e SI, sono stati lontani dalle piazze, dalle strade, e da tutti quei tentativi di resistenza alle politiche di austerità. Gli interlocutori saranno solo quelli che hanno creduto e costruito insieme a noi, fino in fondo, questo progetto. Saranno quelli che si metteranno a disposizione per proporre quotidianamente, e concretamente, un’alternativa di società basata sulla solidarietà, sull'uguaglianza, sul lavoro stabile e garantito… tutte le forze dei singoli, in questo senso, sono benvenute. I ravvedimenti di quei partiti politici che in questi anni hanno pensato solo a organizzare cartelli elettorali, francamente, non li crediamo possibili.

Un'ultima domanda su De Magistris che non è protagonista dell'iniziativa di Potere al Popolo ma che comunque appare in lontananza sullo sfondo. Qual è il tuo giudizio sull'amministrazione comunale di Napoli? Ritieni, auspichi che De Magistris possa partecipare ed impegnarsi nel dopo elezioni nella costruzione della Sinistra di Alternativa dentro Potere al Popolo o comunque insieme a Potere al Popolo?

L’esperienza amministrativa di De Magistris è stata positiva per un motivo preciso: questa amministrazione ha aperto in effetti un canale con i movimenti sociali di questa città che per la prima volta sono stati ascoltati. Durante gli ultimi anni, abbiamo potuto conoscere molte persone che hanno mostrato sensibilità per il nostro progetto. Allo stesso tempo, altri, che erano già vicino a noi, hanno pensato di instaurare con l’amministrazione un rapporto più stretto. Tutto questo ci è stato molto utile perché, indirettamente, ci ha permesso di crescere e di rafforzarci. Questa valutazione però non significa che ci sia un auspicio particolare ad un impegno di De Magistris in prima persona dentro o insieme a Potere al popolo. In ogni caso, vale quello che diciamo sempre: chi con umiltà, dedizione, convinzione, si mette al servizio del progetto e del tentativo di moltiplicare le pratiche di lotta nel nostro paese, è il benvenuto.




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